Dopo sette giorni di prigionia in Iraq, la giornalista americana Shelly Kittleson è finalmente libera.

La potente milizia filo-iraniana Khataib Hezbollah, che l'ha rapita il 31 marzo, ne ha annunciato il rilascio. In cambio della liberazione di alcuni prigionieri del gruppo e a condizione che la reporter lasci immediatamente il Paese.

La buona notizia, che arriva mentre sull'Iran sta per calare la scure dell'ultimatum degli Usa, arriva con un asciutto comunicato diffuso in serata dal movimento Kataib Hezbollah. "In segno di apprezzamento delle posizioni nazionali del primo ministro uscente, abbiamo deciso di rilasciare l'imputata americana Shelly Kittleson, a condizione che lasci immediatamente il Paese", afferma Abu Mujahid al-Assaf, funzionario della sicurezza del gruppo sostenuto dall'Iran, sottolineando l'eccezionalità del gesto: "Non si ripeterà nei prossimi giorni, poiché ci troviamo in uno stato di guerra scatenato dal nemico sionista-americano contro l'Islam, e in casi come questo molte considerazioni vengono accantonate".

Secondo quanto riferito da due funzionari iracheni al New York Times, la reporter è stata rilasciata in cambio della liberazione di alcuni prigionieri di Kaitab Hezbollah. Fino ad oggi il gruppo paramilitare sciita, ritenuto responsabile del sequestro, non ha mai rivendicato il suo rapimento, né fornito prove della sua sopravvivenza o avanzato richieste in cambio del suo rilascio.