A giugno tutti vedranno l’opera che Andrea Mastrovito ha realizzato per la torre più alta della chiesa di Gaudì. Intanto lui confessa i sogni più grandi che gli infonde la fede. “In Dio? No, nell’Atalanta”
di Raffaele Panizza
Il tratto più bello di Andrea Mastrovito, l’artista scelto per incastonare la scultura dell’Agnello di Dio al centro della torre più alta della Sagrada Familia a Barcellona, è che allo stesso tempo gli frega di tutto e non gli frega di niente. Nel suo studio di Grassobbio, tra i capannoni di logistica accanto all’aeroporto bergamasco di Orio al Serio, ci accoglie nella sua divisa congeniale: sneakers, tuta e felpa nerazzurra dell’Atalanta, che sta in cima alle sue ossessioni (“Io vado soltanto in curva”). Seguita da Pablo Picasso, Kentridge, dai vampiri, dai dischi dei Queen e dei Metallica, il cui cantante James Hatfield lo fa impazzire perché nessun’altro, dice, incarna la rabbia e la vulnerabile dolcezza umana come lui.
“Se foste venuti in piena estate ci avreste trovati a lavorare in mutande sporchi di vernice fino ai piedi”, racconta, beccandosi la prima reprimenda dalla sua pr, e indicando i collaboratori della piccola factory alle prese con l’ultimo dei 31 ritratti destinati al prossimo museo della squadra atalantina. Figure a grandezza naturale disegnate con penna litografica su una tela fatta di righelli appaiati, a simboleggiare la misura infinita della passione: il presidente Antonio Percassi vestito da legionario con la coppa dell’Europa League in mano, Cristiano Doni inghiottito dal buio, Caniggia-Che Guevara e Zapata-Django. Poi i collage, i frottage, le lavagne incise e i tronchi intarsiati: richiamano gli alberi che Mastrovito ha riprodotto per l’altare della chiesa di San Giovanni XXIII a Bergamo (nella foto qui sopra), dove la croce è piantata nella terra di un bosco, deperibile come tutto ciò che è organico, immortale come la natura e il Verbo. Con Gesù Cristo che ha le stesse sembianze del Bocia: storico capo ultras, diffidato da trent’anni.







