Innovatore fino all’ultimo e lucido come solo i grandi. La moda dice addio ad Adriano Goldschmied, il padre del jeans italiano, che a 82 anni ancora si crucciava sul futuro di quel capo cui dedicò la vita. Aveva contribuito a fondare marchi come Diesel, il suo nome era un’istituzione mondiale del fashion. La sua creatività aveva generato una miriade di brand, e altrettante erano state le sperimentazioni. Eppure, superati gli ottant'anni, non si dava pace. E si interrogava sulla più grande, vale a dire complessa, impresa che la moda, tra le industrie più inquinanti, è costretta ad affrontare (e in fretta): quella di un capo, in questo caso un jeans, che fosse sostenibile.
Goldschmied si è spento a 82 anni, nel giorno di Pasqua, all'ospedale di Castelfranco Veneto (Treviso) dopo una lunga malattia. Era tornato a vivere in Italia, dopo un trentennio trascorso a Los Angeles. Lascia la moglie Michela e le figlie Sara, Glenda e Marta, quest'ultima attiva nel settore con una propria linea. Ecco l'epilogo di una vita ricchissima. Nato il 29 novembre 1943 a Ivrea (Torino) da una famiglia triestina di origine ebraica, custodiva nel nome (scelto dal papà) le premesse di un futuro all'insegna del bello. Il padre Livio, membro del Partito d'Azione e legato a Giustizia e Libertà, era infatti molto legato ad Adriano Olivetti. In effetti, Goldschmied si rivelò capace di osservare, sensibile allo stile, prolifico di idee. Scoprì il fascino del denim osservando i soldati americani nel dopoguerra. «Per noi era il vestito degli eroi», raccontava. E fu così che quella suggestione giovanile si trasformò in una visione imprenditoriale, destinata a lasciare un segno nell'industria della moda.






