La Rai riscopre Margherita Sarfatti. Lo fa celebrandone il 146esimo anniversario della nascita mandando in onda, stasera alle 22,10 su RaiStoria, il documentario Margherita Sarfatti. La regina senza corona diretto da Giulia Lorusso Caputi andata letteralmente alla scoperta della donna simbolo di un inedito mecenatismo al femminile e - si può ben dire - di un femminismo ante litteram ma fattuale in un’ epoca in cui l’Italia alle donne non lasciava ancora nemmeno il diritto di voto. Sarfatti, invece, con tutte le complessità insite nella sua personalità femminile impegnata e attiva nella società dell’epoca, ne divenne figura centrale. Molto più dell’amica, consigliera e amante di Mussolini che Margherita fu fin quando non fu costretta ad allontanarsi per via delle sue origini ebraiche. Prima del documentario della Caputi, Sarfatti era ricomparsa, trattata con un discreto rispetto, nel romanzo M.
L’uomo del secolo di Antonio Scurati. La discussa opera letteraria ha fatto da leva per la giovane regista che ha iniziato così ad interessarsi alla storia e alle opere della Sarfatti, rispetto alla quale- ci ha tenuto a sottolineare l’autrice - non ha trovato traccia fotografica del chiacchierato rapporto che la donna ebbe con il Duce. «Margherita Sarfatti è stata il trait d’union fra artisti dello stesso periodo, come Sironi, Boccioni» raccontava la regista nello scorso autunno quando il docu fu trasmesso in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Per questo lei ci ha tenuto a rappresentare il prisma di volti ed espressioni sociali che Margherita Sarfatti ha avuto: critica d’arte, giornalista, organizzatrice culturale, promotrice del movimento Novecento, donna modernissima, emancipata quanto, però, rimossa dalla damnatio memoriae imposta dal femminismo ufficiale.






