Roma, 6 apr. (askanews) – Dietro l’immagine raffinata e celebrata delle geisha di Kyoto si nasconde, secondo una ex maiko, “un sistema di schiavitù” segnato da molestie sessuali, violenze, isolamento e richieste di denaro opache. E’ la denuncia di Kiyoha Kiritaka, che ha lasciato nel 2016 il quartiere delle geisha di Kyoto e ha raccontato all’agenzia di stampa Kyodo quella esperienza come la scoperta di “un mondo estremamente anormale”.
Kiritaka era entrata giovanissima in quel mondo, attratta dalle arti tradizionali. Studiava danza giapponese, shamisen – la chitarra tradizionale giapponese – e cerimonia del tè, con l’obiettivo di diventare una geisha a pieno titolo. Il suo percorso era iniziato già alle scuole medie inferiori, quando sognava di fare la modella, si era iscritta a un’agenzia di talenti e aveva preso parte a gruppi “idol” e spettacoli locali. Poi l’incontro con la danza tradizionale giapponese aveva cambiato tutto. Ricorda di essere rimasta incantata dalla fluidità dei movimenti di una maestra, “una morbidezza quasi incredibile, come qualcosa che una persona reale non farebbe”.
Nella primavera del suo ultimo anno delle medie, dopo un recital, un uomo che frequentava abitualmente il quartiere delle geisha le propose di diventare maiko. In un primo momento esitò, ma le difficoltà economiche della famiglia rendevano incerto il proseguimento degli studi e così decise di accettare. Poco prima del diploma entrò in un’okiya, la casa-agenzia che introduce geisha e maiko ai clienti, e iniziò la formazione nel febbraio 2015. Nel novembre dello stesso anno debuttò come maiko nel quartiere di Pontocho, a Kyoto.






