Schiacciato dalle rivelazioni di una raffica di nuovi pentiti eccellenti. Così, inquirenti e investigatori antimafia hanno ricostruito le presunte responsabilità in merito all’omicidio dell’innocente Antonio Maione. Un agguato atroce, costato la vita a un giovane che il clan di Napoli Est aveva deciso di punire a morte per portare a termine una vendetta trasversale.

Era il 15 dicembre del lontano 2000 e solo dopo tanti anni e solo grazie ad alcuni nuovi collaboratori di giustizia le indagini sul delitto sono arrivate a un punto di svolta: «Roberto Mazzarella impugnava una pistola e sparò il primo colpo contro Maione colpendolo al petto».

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È quanto messo a verbale, il 22 luglio 2021, dall’ex narcos di San Giovanni a Teduccio, Antonio Costabile “’o cerrano”. È stato lui, insieme all’ex boss Umberto D’Amico, Tommaso Schisa e a Luisa De Stefano “la pazzignana”, a imprimere lo sprint decisivo all’inchiesta culminata nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Roberto Mazzarella, arrestato la scorsa notte dopo oltre un anno di latitanza, e di Clemente Amodio. Quest’ultimo, però, appena pochi giorni fa è stato “salvato” dal tribunale del Riesame, che ha annullato per il provvedimento cautelare.