Quando lo definivano «giornalista cattolico» correggeva con un sorriso: «Sono un cattolico che fa il giornalista». Con la consueta ironia rispondeva benevolo alle richieste di colloqui che piovevano dai media di ogni parte del pianeta: «Accetto purché sia chiaro che ogni intervista è un articolo rubato». Vittorio Messori era nato a Sassuolo il 16 aprile del 1941 da una famiglia, amava sottolineare, contrassegnata dal tradizionale anticlericalismo emiliano. Si è spento a quasi 85 anni durante i riti della Pasqua.

Si era laureato a Torino in Scienze Politiche. È stato giornalista a La Stampa dove nel 1975 ha contribuito alla nascita di Tuttolibri, all’Avvenire, a Famiglia Cristiana, firma di punta del Corriere della Sera. I suoi libri su temi religiosi sono stati tradotti con clamoroso successo in tutto il mondo. È stato il primo a scrivere un libro con Giovanni Paolo II (Varcare la soglia della Speranza) e con Joseph Ratzinger (Rapporto sulla fede), poi divenuto papa Benedetto XVI. Tra i molti premi, due Bancarella e il Premio Internazionale della Cultura Cattolica. In Spagna è stato nominato professore onorario di Storia del cristianesimo nell’università di Alcalà de Henares e il re lo ha insignito della Gran croce dell’Ordine di Isabella la Cattolica. Il più noto apologeta cattolico del secondo Novecento con "Ipotesi su Gesù" (pubblicato in 1976 e ristampato decine di volte) portò il cristianesimo al centro del dibattito culturale italiano e internazionale.