BELLUNO - Fra pochi giorni cadrà il decimo anniversario dell’inizio del mandato episcopale di monsignor Renato Marangoni nella diocesi di Belluno Feltre. E in questa intervista concessa in occasione della Pasqua, il suo è uno sguardo di chi conosce bene la provincia.

Eccellenza, ora che Olimpiadi e Paralimpiadi sono terminate, è possibile fare un bilancio di cosa hanno significato per il territorio? Cosa hanno lasciato al di là della visibilità? Un anno fa si diceva perplesso sul metodo che non era stato in grado di coinvolgere e dialogare con il territorio. E oggi?

«Ho vissuto le Olimpiadi e, soprattutto, le Paralimpiadi con un senso di novità. Non ne conoscevo i processi di preparazione e di attuazione. Ho posto la mia attenzione nel cogliere il messaggio che esse veicolavano. Oggi nel post-avvenimento mi sento di confermare la mia perplessità evocata nella domanda. Sono anzi convinto ancor più che iniziative così significative e di portata internazionale richiedono una tessitura più accurata, coraggiosa, coinvolgente di informazioni, consultazioni, confronti sul territorio direttamente interessato. A volte l’iter di preparazione di un evento o di un’esperienza è più incidente sul vissuto comunitario e a livello formativo dell’attuazione stessa. Ciò che più mi ha colpito a Cortina nei due eventi è dato dalle persone che si sono coinvolte. Hanno dato un’impronta di vitalità, di internazionalità, di abilità sportiva e oltre al contesto locale».