Era l'11 ottobre del 2013 quando al largo di Lampedusa morirono 268 persone, tra cui 60 bambini: erano a bordo dell'ennesimo barcone naufragato sul quale c'erano, secondo i racconti dei sopravvissuti, tra le trecento e le quattrocento persone.
Naufragio dei bambini
A distanza di 13 anni da quello che per tutti è diventato il 'naufragio dei bambini' si chiude la vicenda giudiziaria per i due imputati, Leopoldo Manna e Luca Licciardi, rispettivamente - all'epoca dei fatti - responsabile della sala operativa della Guardia Costiera e comandante della sala operativa della squadra navale della Marina.
La quarta sezione di Cassazione ha confermato la prescrizione per l'accusa di omicidio colposo plurimo e li ha assolti dall'accusa di rifiuto di atti d'ufficio. Il rappresentante dell'accusa, così come avvenuto in primo e secondo grado, aveva sollecitato l'assoluzione per entrambi i reati contestati. I Supremi giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi dei ministeri della Difesa e delle Infrastrutture che nel procedimento compaiono come responsabili civili.
Secondo il primario impianto accusatorio ai due ufficiali veniva contestato di avere ritardato l'intervento della nave militare italiana Libra, che si trovava a poca distanza dalla zona in cui si verificò il naufragio. Si parlò di un "buco" di 45 minuti nella decisione di intervento delle autorità italiane. I superstiti raccontarono di aver chiamato diverse volte la Guarda Costiera ma che "le autorità italiane erano convinte che la competenza fosse maltese". Secondo la ricostruzione dei magistrati di Piazzale Clodio, la segnalazione da parte delle autorità di Malta - che in un primo momento si erano assunte l'onere del soccorso - agli omologhi italiani era arrivata alle 16.22. E alle 17.07 l'imbarcazione si capovolse.







