"Io e il mio personaggio abbiamo poco in comune: non amo le divise, anche se ho un enorme rispetto per chi le indossa, ma sono un figlio degli anni '70, nel senso che allora avevo vent'anni.
In compenso ho praticato karate in gioventù fino a diventare cintura nera, per questo anche lo 'sbirro' ha questa passione. Nel primo episodio vediamo il nostro commissario alle prese con un caso legato alla marjuana. Lo dichiaro: io sono per la legalizzazione della cannabis". Claudio Bisio - in tour a teatro con il suo spettacolo di successo La mia vita raccontata Male, prossimamente sul set con Alessandro Siani con Bentornati al Sud dopo i precedenti due capitoli Benvenuti al Sud e Benvenuti al nord - torna in tv in Rai con la fiction Uno Sbirro in Appennino, in onda in 4 prime serate su Rai 1 dal 9 aprile (i primi due episodi sono disponibili su Raiplay dal 7 aprile), diretta da Renato De Maria, ideata e scritta da Fabio Bonifacci.
"È una serie poliziesca che intreccia mistero, dramma e relazioni, ambientata nel suggestivo scenario di Muntagò, un paese immaginario che rappresenta l'intero Appennino, con la sua bellezza, le tradizioni, l'anima popolare e lo spopolamento", spiega lo sceneggiatore Bonifacci. Una produzione Rai Fiction per Picomedia di Roberto Sessa con il sostegno della regione Emila Romagna. "Credo che l'Appennino rappresenti molto l'Italia - aggiunge -. Si estende dalla Liguria alla Calabria e ci viveva la maggior parte della popolazione italiana. È stato spopolato, abbandonato, in parte ripopolato, ma credo che conservi la memoria del nostro Paese". "Senza parlar male dei colleghi - rileva Bisio - voglio dire una cosa: quante serie poliziesche, voi direte 'ancora una'. Ma anche in quelle dove dove c'è la commedia, spesso è come se fosse contenuta in siparietti a parte, poi c'è la linea gialla, l'omicidio, qui è diverso". Il commissario Vasco Benassi (Bisio) a Bologna ha fama di "miglior sbirro", ma dopo un errore viene trasferito in Appennino, nel piccolo centro di Muntagò, suo paese di origine, abbandonato anni prima dopo un'esperienza che lo ha segnato profondamente. Le indagini sui casi che dovrà affrontare lo aiuteranno a riprendere contatto con le sue radici, in un processo di "riapertura del cuore" che lo porterà a essere meno solitario, a creare nuove relazioni e approfondirne altre. Come quella con la cugina Gaetana (Elisa D'Eusanio), ispettrice del commissariato di Muntagò, che prova a offrirgli sempre il calore della famiglia,o quella con il marito di lei, Bruno (Ivan Zerbinati), vecchio rivale in amore, e anche quella con il fidato Fosco (Michele Savoia), giovane agente di polizia che decide di seguirlo in Appennino perché ne riconosce l'umanità e la lealtà. Ma più di tutte le vecchie conoscenze, quella che si impone fortemente nella vita di Vasco Benassi è Nicole Poli (Valentina Lodovini), grande amore platonico di gioventù, diventata solitaria quanto lui per via di brutte esperienze in amore e di un lavoro impegnativo (è la prima sindaca donna di Bologna). In questo gruppo di adulti si inserisce anche la trama legata al figlio di Gaetana e Bruno, Macchio (Jacopo Dei), e al figlio di Nicole, Magico (Lorenzo Minutillo), grandi amici che perderanno la testa per Amaranta (Chiara Celotto), giovane poliziotta partenopea che viene mandata come agente di rinforzo al commissariato di Muntagò. Amaranta rappresenterà una scossa per Benassi.







