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L’accusa è bipartisan perseverare nell’errore. La Russa sul rigore di Pio: "Chi ha detto tiralo tu?"
Il padrone del calcio italiano è finito sotto processo dei palazzi della politica. Tutti contro Gabriele Gravina. La domanda è: si dimette o si incatena alla Figc? La mancata qualificazione ai mondiali, la terza di fila, scatena Montecitorio e Palazzo Madama. Con interrogazione bipartisan di 40 senatori alla premier Meloni e al ministro Abodi. Il centrodestra indignato esce come un moloch, e invoca il passo indietro di lui: il presidente della Figc, l'immarcescibile capo di via Allegri, ribattezzato in Transatlantico come «un democristiano di lungo corso che ha monopolizzato e immobilizzato» lo sport fino a poco tempo più seguito nel Belpaese. È la classica storia italiana di un signore che ha scalato il calcio dalla provincia, tessendo la sua tela, senza mai scontentare nessuno, tendendo la mano ai presidenti, arrivando ad avere un consenso quasi bulgaro nei consessi istituzionali del calcio. Per dire, il 3 febbraio del 2025 Gravina è stato rieletto con il 98,68% dei voti. Oltre Putin e Lukashenko.






