“C’è un tempo per ogni cosa, per le alte e per le basse maree. La fede mi ha aiutato ad accettarlo”. Matthew McConaughey ha smesso di essere agnostico, non certo di cercare il senso dell’esistenza. Nel frattempo, torna a recitare (con suo figlio) e in libreria (da poeta)

di Roberto Croci

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Il texano con gli occhi di ghiaccio Matthew McConaughey ha un’etica del lavoro così forte che a Hollywood ormai è “Master of the McConaissance”. Il predicatore della dedizione professionale. Attore, produttore, sceneggiatore, filantropo, autore dell’autobiografia Greenlights, poeta (da poco è uscita la raccolta Poems & Prayers, Baldini+Castoldi), marito e padre, McConaughey ha fatto e impersonato di tutto.

È stato il re delle commedie romantiche (abdicò al trono rifiutando 15 milioni di dollari come cachet per l’ennesima romcom), l’outsider indie (Killer Joe, Mud, Bernie), veicolatore alpha di binge-watching (True Detective, serie Hbo con cui è stato candidato all’Emmy) e superstar da Oscar (nel 2014 per Dallas Buyers Club). Eppure, tolte comparsate e doppiaggi per cartoni, erano 6 anni che mancava dal cinema.