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Draghi ha fatto due o tre cose che in questo Paese basterebbero per una statua e invece vengono archiviate con fastidio
C’è una cosa che mi diverte, e insieme mi preoccupa. La sinistra ha già deciso chi dovrà salire al Quirinale. Non oggi, non domani: adesso. Si muovono, si incontrano, fanno riunioni, come racconta Elisa Calessi su Libero, e mettono in fila i nomi come si fa con le carte già segnate. Del resto hanno un’abitudine consolidata: anche quando perdono le elezioni, il Presidente della Repubblica riescono quasi sempre a piazzarlo loro. È una specialità della casa. E quindi si portano avanti, cercano di vendere la loro mercanzia nobile e vetusta, convinti che anche stavolta il banco reggerà.
I nomi sono quelli che sappiamo: Giuliano Amato, 87 anni, sempre lì; Mario Monti, 83, sempre pronto; Dario Franceschini, democristiano eterno che non tramonta mai; Andrea Riccardi, Sant’Egidio, cioè una rete capace di mettere uomini nei posti giusti, in politica, nella Chiesa, nei giornali, ovunque serva. Gente che conosce i corridoi meglio delle strade.






