Chi credeva che con le dimissioni il rumore non diventasse boato, sbagliava: la questione non è soltanto giudiziaria. Il caso Delmastro in Parlamento non è finito. Anzi, forse è appena cominciato. La commissione parlamentare Antimafia ha ufficializzato ieri quello che sembrava scontato: istruttoria aperta. Nelle prossime settimane, a San Macuto, ci sarà un ciclo di audizioni che coinvolgerà procura di Roma, forze dell’ordine, Dap, Ucis, la scorta e soprattutto lo stesso ex sottosegretario: davanti ai suoi colleghi il deputato di FdI dovrà spiegare come sia stato possibile aprire una società con la figlia di un prestanome del clan Senese, su cui da tempo indaga proprio la commissione Antimafia, sostenendo di non sapere chi fosse.
L’ufficio di presidenza ieri ha votato all’unanimità, con la presidente Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia che ha tenuto il punto: «Nessuna polvere sotto il tappeto», aveva detto ai suoi. Ma i meloniani ieri erano in grande imbarazzo. Hanno provato a sviare, spostando l’attenzione su una fantomatica fuga di notizie (ma quelli sulle società di Delmastro erano tutti atti pubblici, depositati alle Camere di commercio), nulla però hanno potuto davanti alle richieste anche dei loro stessi alleati, Lega in primis. Le date non sono ancora state decise. In calendario, per il momento, c’è una missione a Milano il prossimo aprile, nel corso della quale saranno approfonditi anche i profili connessi all’indagine «Hydra».










