Caro direttore, nel 2003 Maurizio Gasparri mi chiese di andare a trovarlo nel suo ufficio di fresco ministro delle Comunicazioni. Stava lavorando alla legge sulle televisioni per la quale viene, e verrà, ricordato di continuo. Ma non era di quello che mi voleva parlare. Aveva sulla scrivania un enorme faldone che mi indicò: «Guarda queste carte, è una cosa importante». Aveva ragione: si trattava di documenti, neanche semplici, sul Trattamento Automatico della Lingua, detto più semplicemente TAL.

Mi nominò presidente della Fondazione Ugo Bordoni (FUB), con il compito di fare da ponte fra cultura scientifica e cultura umanistica, uno di quei ponti di cui ha tanto bisogno l’Italia e che invece scarseggiano paurosamente. La FUB, non per sbaglio definita “Istituto di alta cultura”, è composta per lo più da ingegneri informatici e il TAL è una di quelle cose necessarie a un paese come il pane per vivere, crescere, prosperare. Si tratta di insegnare alle macchine, ai computer, a capire e parlare una lingua. Hanno tecnologia TAL i navigatori delle automobili, i telefoni cellulari, i traduttori automatici, le segreterie telefoniche, l’intelligenza artificiale e mille altre applicazioni. È grazie al TAL se il cellulare ci corregge gli errori nei messaggi e lavora sotto dettatura, se possiamo tradurre qualsiasi cosa, se con una semplice app possiamo farci capire da un cinese, parlare con lui. La brutta notizia è che le lingue prive di TAL sono destinate a scomparire o a diventare dialetti insignificanti, sta già accadendo. La buona notizia è che oggi l’italiano ha un TAL eccellente, fra i migliori del mondo.