LIDO (VENEZIA) - Inizialmente era stato scambiato per un cadavere. E questa situazione, ieri mattina al Lido, ha creato momenti di trambusto e apprensione. Un corpo immobile, bianco come il gesso, steso sulla spiaggia, ha inevitabilmente fatto scattare l’allarme alle forze dell’ordine. La segnalazione è partita da alcuni passanti che, vista la splendida giornata di sole, probabilmente stavano facendo una tranquilla passeggiata in riva al mare ad inizio primavera. E hanno notato qualcosa di anomalo, chiamando il 113. La notizia si è diffusa come un fulmine. Quando sono arrivati i primi soccorritori, sull’arenile si sono trovanti davanti a un uomo coperto di vernice bianca e completamente nudo che camminava tranquillamente (e per fortuna) sulle sue gambe senza alcun bisogno di cure sanitarie. Dall’allarme e preoccupazione si è così passati allo sconcerto, vista la scena, decisamente inaspettata, che si era parata davanti ai loro occhi. Sul posto, nella spiaggia libera in lungomare D’Annunzio, adiacente all’ex ospedale al mare sono arrivati gli agenti la polizia di Stato e l’equipe del 118 in servizio al monoblocco che dista pochi metri dalla spiaggia.

Gli agenti hanno quindi invitato l’uomo a seguirli in commissariato e, con lui, anche i tre che poi sono risultati essere assieme a lui. Artista di origini genovesi, componente del collettivo Syncretika, ha spiegato poi di aver messo in scena questa performance come forma di sensibilizzazione estrema - anche se, a onor del vero, lui vorrebbe che non si parlasse di “performance” quanto piuttosto di «un atto umano»: «Lo scopo era quello di far scattare una qualche reazione o o almeno una forma di emozione nei passanti», ha spiegato, accusando al contempo la società contemporanea di vivere sempre più anestetizzata dagli schermi dove scorrono gli aggiornamenti dei social network. A chi gli ha fatto presente che, in effetti, la reazione c’è stata eccome, visto che la sua presenza non è passata affatto inosservata, l’artista genovese ha risposto che però «nessuno ha avuto l’accortezza di chiedere se stessi bene, invece è stata chiamata la questura».