VENEZIA - I suoi post sono sul Defr, sul referendum, sulle elezioni. Ma i commenti che Monica Sambo riceve sono sessisti e violenti, come ha documentato lei stessa ieri sui social, mostrandoli l’uno dopo l’altro in tutta la loro desolante grettezza. «Purtroppo non è la prima volta e non accade solo a me: tantissime donne, soprattutto in politica, subiscono lo stesso trattamento», ha denunciato la consigliera regionale del Partito Democratico, ricevendo la solidarietà anche della Lega.

Se n’è fatto interprete per tutti il governatore Alberto Stefani, all’inizio dell’intervento sulla manovra contabile: «Credo di interpretare gli intendimenti di tutta l’aula nel condannare frasi vergognose che nel 2026 non possono essere ancora ammissibili». Quindi la nota in aggiunta: «Nessuna donna, nell’esercizio delle proprie funzioni o nella vita privata, deve essere bersaglio di espressioni così degradanti. Confido nel lavoro delle autorità affinché i responsabili siano rapidamente individuati, ribadendo con forza che in Veneto non può esserci alcuno spazio per l’intimidazione e l’inciviltà». Sambo ha deciso infatti di presentare denuncia: «Mi rivolgerò alle autorità competenti, ma è fondamentale denunciare pubblicamente questi comportamenti per evitare che vengano normalizzati. Questa è violenza. E finché continuerà a colpire le donne con questa sistematicità, non può essere ignorata né minimizzata. Chi offende deve risponderne. Chi guarda e tace, contribuisce a renderlo accettabile». Ha commentato poi Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale: «Su questi episodi non esiste colore politico. Esiste solo la vergognosa stupidità di chi, nascosto dietro una tastiera, pensa di poter colpire, intimidire, umiliare. Sono piccoli uomini che nulla hanno a che fare con il confronto democratico e con il rispetto delle istituzioni». Ha concordato Andrea Martella, segretario veneto del Pd: «È una violenza vile e inaccettabile, che va condannata senza esitazioni. E non è un caso che si abbatta soprattutto sulle donne impegnate in politica: è un tentativo vergognoso di intimidire, zittire, umiliare». Ha aggiunto Michele Zanocco, segretario della Cisl di Venezia: «I social non possono diventare uno “sfogatoio” di patetici leoni da tastiera».