Tutti gli alleati della Nato nel 2025 hanno finalmente centrato l'obiettivo del 2% del Pil - concordato nel lontano 2014 al vertice del Galles - colmando un divario storico con gli Stati Uniti.

Che comunque sono oltre il 3%.

Europa e Canada, in 12 mesi, hanno aumentato le spese staccando un assegno da 94 miliardi di dollari, che si sommano agli aumenti già sostanziosi del 2024. Il segretario generale Mark Rutte, presentando il rapporto annuale, ha espresso soddisfazione sottolineando che, il 2025, per l'Alleanza è stato davvero un anno "di svolta". L'ex premier olandese, nel corso della conferenza stampa, è stato però bersagliato da una valanga di domande incentrate sul suo rapporto con Donald Trump.

Rutte, infatti, è molto attento ad evitare critiche al presidente Usa, che anzi ha lodato per aver spinto gli alleati della Nato a spendere di più, risolvendo in qualche modo una querelle viva "sin dai tempi di Eisenhower". C'è chi pensa però che sull'Iran si sia spinto troppo in là. Alla Nato i diplomatici mormorano. Secondo il Financial Times Rutte "ha irritato" alcune capitali europee con il suo sostegno alla guerra Trump, mentre il continente è alle prese con uno shock energetico provocato da un conflitto scatenato senza nessun coordinamento con gli alleati. Il tycoon ha inveito contro "la Nato" per essersi sottratta all'intervento nello stretto di Hormuz, ha dato dei "codardi" ai suoi leader, e ancora oggi si è detto "deluso" perché non ha fatto "nulla": 'Non lo dimenticherò'.