La necessità di difendersi da un lato, e quella di essere competitivi dall’altro: «Quando si fanno le normative bisogna tenere conto di queste due esigenze», spiega Marnix Dekker, vicecapo dell’unità per la resilienza dei settori critici dell’Enisa. «Abbiamo creato molte regole in Europa, che a volte ostacolano le aziende, specialmente se sono diverse nei singoli Paesi. Questa proposta, oltre a rafforzare la sicurezza di tutto l’ecosistema digitale, armonizza».

In che modo?

«Introducendo per esempio una certificazione cyber trasversale sull’azienda stessa, non solo sui servizi che offre, come accade attualmente. La certificazione sarebbe uguale per tutti Paesi e aiuterebbe le aziende a lavorare facilmente in più Stati, semplificando al tempo stesso il lavoro dell autorità nella supervisione dei settori critici sotto la Nis2»

La valutazione della supply chain e dei Paesi terzi non produrrà l’effetto opposto?

«Bisogna capire il contesto: l’It non è più quella di una volta, un sistema chiuso gestito internamente all’azienda. Ora è tutto basato sul cloud, sempre connesso e gestito da terzi, i managed service providers. Servono aggiornamenti giornalieri, già con un piccolo ritardo si è a rischio. Per questo si delega sempre più a fornitori esterni la configurazione e la gestione dei prodotti. Le responsabilità e i compiti di sicurezza si spostano su questi soggetti: da qui il problema della sovranità. Da dove arriva l’It e chi lo gestisce? Chi ha accesso ai dati? È un Paese di cui ti puoi fidare?».