C’è una parola che ritorna spesso, nei corridoi dei rifugi: “restituito”. È una parola fredda, burocratica, che però per un animale significa una sola cosa: perdere di nuovo tutto. Il cane Molly quella parola non la conosce. Ma ne sta vivendo le conseguenze a causa di una foto. O almeno così hanno scritto sul modulo di rinuncia.

Dopo tre mesi in quella che credeva essere la sua casa, è stata riportata al canile della contea di Effingham, in Illinois. Non perché abbia fatto qualcosa di sbagliato. Non perché fosse aggressiva o ingestibile. Il motivo è stato uno solo: “troppo grande”. Più di quello che avevano immaginato vedendola il foto.

Una catena umana di sconosciuti salva la vita di un cane, l’immagine diventa monumento per non dimenticare

Tre mesi per illudersi di avercela fatta

Per tre mesi Molly aveva smesso di essere un cane senza famiglia. Aveva una routine, un posto dove dormire, persone da aspettare. Poi, improvvisamente, tutto è finito. Chi lavora nei rifugi lo sa: il ritorno è uno dei momenti più difficili. Perché i cani non capiscono cosa sta succedendo. Non capiscono perché quelle persone, che avevano iniziato a riconoscere come “casa”, spariscono. Ora Molly è di nuovo in un box. Silenziosa. Guarda la porta, come fanno tanti cani. Aspetta. Ma nessuno tornerà.