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Ultimo aggiornamento: 9:44

Venti mesi fa aveva avviato il percorso per chiedere l’eutanasia, e oggi 26 marzo Noelia Castillo Ramos, 25enne di Barcellona, la porta a termine. Il suo è divenuto un caso giudiziario che ha suscitato un delicato dibattito etico-morale in Spagna dopo che il padre – assistito dall’associazione ultraconservatrice Abogados Cristianos – si è opposto alla morte assistita, fissata inizialmente il 2 agosto del 2024.

Anche l’ultimo tentativo del genitore, che chiedeva misure cautelari per sottoporre la ragazza a trattamento psichiatrico – dopo aver già esaurito tutti i ricorsi legali, respinti dalla Corte costituzionale spagnola e, il 24 marzo, dal Tribunale europeo per i Diritti Umani – è stato rigettato dal tribunale di Barcellona.

Noelia accederà alle 18 alla morte ‘dolce’. A raccontarlo è stata lei stessa nella prima intervista tv ad Antena 3, in cui ha rivelato le sofferenze vissute. L’origine del trauma risale al 2022, quando è stata vittima di violenze sessuali da parte del suo ex compagno e, poi, da parte di tre giovani in una discoteca. Episodi che la portarono a tentare il suicidio, lanciandosi da un balcone del quinto piano. E’ sopravvissuta, ma con le conseguenze irreversibili di una paraplegia, che le ha trasformato la vita e l’ha portata ad autolesioni ed ad altri tentativi di suicidio. “Non ho voglia di nulla. Nè di uscire, né di mangiare, niente di niente”. “Ho dolore permanente alle spalle e anche alle gambe“, ha spiegato. Da allora Noelia dipende da un’assistenza costante e convive con un dolore fisico persistente. Un quadro clinico compatibile con i criteri stabiliti dalla legge spagnola sull’eutanasia, che ammette la morte assistita per i maggiorenni capaci di intendere, nei casi di “sofferenza grave, cronica, impossibilitante e irreversibile”.