Dopo una netta recessione nel 2024, una crescita zero nel 2025 e i dubbi sul possibile recupero intorno all’1% quest’anno, sembra tornato lo spettro della Germania malata dell’Eurozona come aveva titolato «The Economist» all’indomani del Covid.
Malattia o senescenza? Con una popolazione nella fascia di età 20-62 prevista perdere peso nonostante abbondanti flussi immigratori, un tasso di fecondità di 2,1 figli per donna molto al disotto del tasso demografico di sostituzione, un tasso di disoccupazione ufficiale salito al 6,3% (quella reale presumibilmente superiore a causa della precarietà dei contratti di lavoro), la Germania è ormai uno dei paesi più vecchi al mondo, con implicazioni non favorevoli per la crescita potenziale nei prossimi anni. Gli investimenti pubblici in infrastrutture fisiche e in capitale umano, ovunque nel mondo motore della Ptf sotto molti profili, da diversi anni sono inadeguati. Guardando in retrospettiva, dopo il 2000 più della metà dell’industria ha registrato una Ptf (produttività totale dei fattori) addirittura in calo: al di là dei dubbi interpretativi su questo indicatore statistico stimato da vari uffici studi, resta il segnale di una economia in preoccupante ritardo se confrontata con vari paesi avanzati, soprattutto con le maggiori economie dinamiche dell’Asia centrale e orientale.






