LIMANA - Lasciata a casa perché incinta. È quanto accaduto a una giovane operaia del feltrino con un contratto a somministrazione lavorava alla Epta Costan di Limana. Quanto accaduto alla Epta Costan è stato denunciato dalla Fiom di Belluno la quale, pur consapevole che si è operato nel rispetto della legge, dal punto di vista umano lo ritiene un fatto indegno. «Nelle scorse ore – afferma il sindacalista Stefano Bona – abbiamo saputo che a una lavoratrice in stato di gravidanza non è stato rinnovato il contratto di somministrazione in scadenza. Una decisione che, pur risultando formalmente legittima, appare gravemente inopportuna e socialmente inaccettabile».

«L’episodio assume un significato ancora più rilevante se si considera che l’azienda, con circa 1.400 dipendenti, si propone pubblicamente come promotrice di politiche orientate alla parità di genere, all’inclusione e alla responsabilità sociale. Proprio in occasione dell’8 marzo sono state diffuse iniziative e materiali celebrativi sul valore delle donne nel lavoro, accompagnati da campagne interne dedicate alla promozione dell’uguaglianza» afferma Bona, che prosegue: «Alla luce dei fatti, emerge invece una evidente contraddizione tra i principi dichiarati e le scelte concretamente adottate. Ancora una volta, a pagare il prezzo delle decisioni organizzative sono le lavoratrici, in particolare quelle che si trovano in condizioni di maggiore fragilità, come la maternità». La Fiom ritiene inaccettabile che, in un contesto che si dichiara attento ai diritti e all’inclusione, una lavoratrice in gravidanza possa essere esclusa dal rinnovo contrattuale senza una reale assunzione di responsabilità sociale da parte dell’azienda. «Non è possibile parlare di valorizzazione delle donne se, nei momenti più delicati, non vengono garantite adeguate tutele – prosegue ancora Bona –. La credibilità di un’impresa non si misura attraverso campagne comunicative o iniziative simboliche, ma attraverso le scelte quotidiane».