In queste ore si commemora Gino Paoli, scomparso il 24 marzo all’età di 91 anni. I funerali organizzati in forma strettamente privata, niente camera ardente, le ceneri sparse nel suo adorato mare ligure. Tutti passi essenziali che racchiudono il carattere riservatissimo e schivo del cantautore. E anche in merito alla suddivisione dell’ingente eredità tutto è avvolto nel massimo riserbo.

Ma alcune cose sono certe, nero su bianco. La Senza Fine Srl è la società costituita per gestire il patrimonio immateriale del cantautore che gli esperti “stimano tra i 20 e i 25 milioni di euro”, riporta Il Messaggero. Oltre naturalmente al “tesoretto” da 450mila euro all’anno come diritti d’autore.

Ma nello specifico si parla di “ricavi compresi tra 600mila e 800mila euro annui, derivanti quasi esclusivamente dallo sfruttamento dei diritti editoriali e dalle royalty. Il patrimonio netto si attesta intorno a 2,7 milioni di euro, con riserve di utili accumulate che superano 1,5 milioni. In cassa più di 900mila euro di liquidità immediata“.

Vanno naturalmente aggiunte le proprietà immobiliari e altri investimenti mobiliari in tutta Italia. Paoli aveva che il vitalizio parlamentare maturato durante il mandato da deputato indipendente nelle liste del Pci tra il 1987 e il 1992: un assegno di 2.140 euro netti mensili.