Che fine fanno i pacchi dei nostri resi degli acquisti online? A Castel Goffredo, in provincia di Mantova, c’è un’azienda che ha strutturato un intero modello di business attorno a queste giacenze. Roberto Zaltieri, 62 anni, è il titolare della Stock Italwear’s, un’impresa che nel 2025 ha registrato un fatturato di 9,5 milioni di euro acquistando e rivendendo merci esclusivamente a peso. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Zaltieri ha illustrato nel dettaglio i meccanismi logistici ed economici che regolano il mercato dell’invenduto, svelando le cifre dietro a un settore in forte espansione.
L’azienda ritira di tutto, “tranne il food: elettrodomestici, elettronica di consumo, casalinghi, scarpe, mobili, abbigliamento, cosmetici”, stipando gli articoli in 15.000 metri quadrati di magazzino e altri 12.000 in due centri logistici esterni. I fornitori includono catene fisiche e marchi, ma il volume principale è generato dai giganti dell’e-commerce. Con Amazon, in particolare, Zaltieri ha un contratto che lo obbliga a ritirare 200 tonnellate di confezioni sigillate in dodici mesi, composte da “eccedenze di magazzino, merce invenduta, resi, articoli obsoleti, mancati recapiti, consegne rifiutate”. La logica economica dell’operazione, come spiegato dall’imprenditore al Corriere, si basa interamente sul peso e sui grandi numeri: “Li ritiro a Bruxelles. Un Tir a settimana, con 33 bancali”, precisa Zaltieri, calcolando che “fanno 9.000 chili per volta”. Sul fronte delle spese, i pacchi chiusi vengono pagati “circa 3 euro al chilo, più Iva”, a cui bisogna aggiungere “2.000 euro di trasporto”. Conti alla mano, riassume il grossista, “ogni spedizione mi costa sui 30.000 euro”.








