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Il 5 aprile i giallorossi, il giorno dopo sfida Conte-Allegri da cui uscirà la vera rivale. Ora Marotta fa il pompiere

Fortunati i 12 nerazzurri che hanno raggiunto le rispettive nazionali. Playoff anche per la Turchia di Calhanoglu (prima la Romania poi se va bene una fra Kosovo o Slovacchia) e la Polonia di Zielinski (Albania e poi Ucraina o Svezia). Amichevoli per il cotto Thuram (negli Usa tutto il mondo è paese), l'enigmatico Sucic, il calante Akanji, il convalescente Dumfries e la vecchia gloria De Vrij. Almeno, avranno altro cui pensare. Chiamale distrazioni, se vuoi. Poi vedremo l'effetto che farà al rientro. Chivu e tutti gli altri invece restano ad Appiano, a rimuginare su cosa nell'Inter ha smesso di funzionare. Pochi titolari, in verità. E meno male che c'è Lautaro, l'arma per nulla segreta da cui partirà il contrattacco nerazzurro nella notte di Pasqua.

L'Inter non vuole avere paura, ma ce l'ha. Due punti e 2 gol (sempre di Pio) in 3 partite sono pochi. "Abbiamo 6 punti di vantaggio e siamo padroni del nostro destino", la frase con cui il vice Kolarov ha liquidato la questione concorrenza, di nuovo più vicina, col Milan che se sgrana il rosario dei rimpianti, capisce che poteva diventare un altro film. Si ripartirà da Inter-Roma e il giorno dopo uscirà la vera rivale di Chivu: un pari fra Napoli e Milan, di fatto le sbatterà indietro entrambe. "È un momento difficile, ma nessuno psicodramma", dice il presidente Marotta. Lui però non fa come Kolarov, va oltre la classifica e qualcosa ammette. "Siamo in una situazione di difficoltà e di involuzione, dovuta forse a infortuni o alla stanchezza, ma questi sono problemi anche dei nostri avversari. A Firenze gli esperti dicono che c'era un rigore per noi, ma non voglio alibi. Resto convinto che alla fine tutto si compensi".