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23 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:13
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) è finito al centro di una nuova polemica globale. Oltre 80 organizzazioni – tra cui Sport & Rights Alliance, ILGA World e Humans of Sport – chiedono di abbandonare ogni ipotesi di introdurre test genetici obbligatori per la verifica del sesso e di vietare la partecipazione delle atlete transgender e intersex. La presa di posizione arriva dopo diverse indiscrezioni su un “Gruppo di lavoro sulla protezione della categoria femminile”, accusato di scarsa trasparenza, che avrebbe raccomandato proprio queste misure. Se confermate, segnerebbero – secondo i firmatari – “un passo indietro di 30 anni” sul terreno dei diritti e dell’uguaglianza nello sport.
“Una politica di test di sesso e di divieto generalizzato rappresenterebbe una catastrofica erosione dei diritti e della sicurezza delle donne”, ha dichiarato Andrea Florence, direttrice esecutiva di Sport & Rights Alliance. Critiche che si estendono anche al metodo: il CIO, sostengono le organizzazioni, non avrebbe avviato consultazioni adeguate con atlete, esperti e ricercatori. I test di verifica del sesso non sono una novità: furono abbandonati dal CIO dopo i Giochi del 1996 perché ritenuti “scientificamente ed eticamente ingiustificabili”. Numerose istituzioni internazionali – dall’ONU alle principali associazioni mediche – li hanno poi definiti discriminatori e dannosi. Secondo Payoshni Mitra, direttrice di Humans of Sport, reintrodurli significherebbe esporre le atlete a “umiliazioni pubbliche” e violazioni della privacy, con rischi ancora maggiori per le minorenni. Sulla stessa linea Julia Ehrt, direttrice esecutiva di ILGA World: “Il controllo invasivo dei corpi delle donne rafforza stereotipi dannosi ed espone tutte le atlete a ulteriori abusi”.











