da New York

L'Arabia Saudita ha di recente avvertito che continuando in questa direzione il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a 180 dollari al barile entro aprile. Allo stesso modo Goldman Sachs ha scritto in una nota che il costo del greggio potrebbe restare sopra la soglia dei 100 dollari fino alla fine del 2027 «negli scenari di rischio caratterizzati da interruzioni prolungate e da perdite di offerta ampie e durature».

La guerra in Iran sta portando nella realtà quotidiana quello che fino a pochi mesi fa era impensabile: venerdì per esempio il Brent ha chiuso sopra i 112 dollari, mentre il greggio americano sopra i 98 dollari, dopo che l'Iraq ha sospeso le operazioni di estrazione nei giacimenti gestiti da compagnie straniere, per l'impossibilità di adempiere agli obblighi contrattuali per cause esterne al suo controllo: Baghdad ha dichiarato la forza maggiore perché non riesce a spedire il greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, dove il traffico di petroliere è crollato a causa degli attacchi iraniani.

Sempre giovedì i droni iraniani hanno colpito le raffinerie di Mina Al-Ahmadi e Mina Abdullah, in Kuwait. L'attacco alla raffineria di Mina Al-Ahmadi ha provocato un incendio in alcune unità dell'impianto, costringendo la Kuwait Petroleum Corporation a uno spegnimento precauzionale di parte della struttura.