C’è chi scommette che il boom sia passato, chi sostiene si tratti solo di un calo fisiologico. Certo che le“scarpe da ginnastica” fanno parte di ogni guardaroba. E i modelli classici sopravvivono alle mode

di Silvia Schirinzi

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Nel 2025 la lunga crescita nel settore delle sneaker si è assestata, con l’abbigliamento sportivo fermo ad appena l’1,3%. L’ha certificato il report di Bank of America dello scorso gennaio: dopo un boom durato decenni, lo studio avverte che l’onda dello streetwear sembra aver perso la sua spinta, al punto da assegnare ad Adidas un double downgrade. Della “fine” delle sneaker si parla ormai da tempo, almeno da quando, dopo l’apice del Covid, è iniziato il calo d’interesse.

Da fenomeno di nicchia a elemento imprescindibile del modo di vestire contemporaneo, negli ultimi vent’anni hanno ridisegnato la moda, introducendo un calendario di uscite fuori dalle tempistiche tradizionali (i drop), sdoganando le collaborazioni tra marchi e attivando quella grande macchina dell’hype capace di mescolare arte, musica, sport e sottoculture. Siamo davvero al capolinea? Un rallentamento c’è, quello è sicuro, ma come dimostrano le scarpe da ginnastica (si chiamavano così una volta, anche se ora si indossano ben oltre la loro funzione specifica) ancora ben salde ai piedi di milioni di persone, siamo lontani dal poterne fare a meno.