Memoria, verità, impegno collettivo. E l'onore del sacrificio di tutti coloro che sono morti per mano delle mafie. Sono i valori con cui oggi Torino scende in piazza a fianco di Libera contro le mafie per la 31esima Giornata della memoria e dell'impegno.

Sono passati vent'anni da quel 21 marzo 2006, l'ultima volta che Torino ha ospitato il corteo. La manifestazione oggi coinvolgerà tanti familiari delle vittime innocenti di mafia, più di 500, mentre ieri oltre duecento, nell'Aula magna della Cavallerizza, si sono riuniti in assemblea. Un incontro di testimonianze di lotta alla criminalità e, appunto, memoria. Queste le parole di don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera: «Noi siamo la memoria che cammina - afferma, riferendosi ai congiunti delle vittime -. e cammineremo per le vie Torino ancora una volta, insieme. Siamo la speranza che non si arrende».

Una città laboratorio

Un'assemblea e un corteo che ritornano in una città «che è un laboratorio, a metà tra una tradizione di accoglienza e inclusione sociale e un'economia post industriale, per cui ancora non si è trovata una risoluzione e che crea disuguaglianze feroci» asserisce la presidente di Libera Francesca Rispoli a La Stampa, per poi precisare: «La mafia si sviluppa dove le condizioni sociali ed economiche sono fragili. L'idea è accendere un faro sull'ambivalenza, così da poter espandere la zona di luce e togliere potere alla criminalità organizzata».