Recep Tayyip Erdogan torna all'attacco contro Israele e lo fa apertamente per la prima volta da quando è iniziato il conflitto con l'Iran, smarcandosi dall'Occidente.
Dio "possa distruggere" lo Stato ebraico, ha tuonato il leader turco, accusando Benjamin Netanyahu di "terrorismo" contro la pace regionale e affermando che Israele "pagherà il prezzo" per avere "ucciso migliaia di persone".
Parole durissime, rese ancora più pesanti dal contesto delle recenti dichiarazioni dell'ex premier israeliano Naftali Bennett che aveva parlato di "una nuova minaccia turca che sta emergendo", che lo Stato ebraico non dovrebbe ignorare.
"La Turchia eviterebbe sicuramente uno scenario del genere", ha detto all'ANSA Pinar Dost, analista dell'Atlantic Council, sull'ipotesi di un conflitto tra Israele e la Turchia: non è coinvolta in una lotta di potere o rivalità con Israele", ha sostenuto, sottolineando che Ankara e lo Stato ebraico nel 2021 avevano avviato un processo per normalizzare le relazioni, sebbene questo sia crollato dopo il 7 ottobre, e in oltre 20 anni con Erdogan al potere le crisi con Israele sono sempre rientrate, anche dopo il caso della Mavi Marmara del 2010, quando i militari israeliani colpirono in acque internazionali una missione umanitaria turca verso Gaza, uccidendo 9 attivisti.







