Non è solo un nuovo bando. È un tentativo esplicito di correggere uno dei principali fallimenti strutturali del mercato del lavoro siciliano: il disallineamento tra competenze disponibili e bisogni delle imprese. Con l’Avviso 1 del 2026 appena pubblicato, la Regione Siciliana mette in campo 100 milioni di euro del Programma operativo complementare 2014-2020 per costruire il nuovo Catalogo regionale dell’offerta formativa, con un obiettivo dichiarato: trasformare la formazione professionale in uno strumento diretto di accesso al lavoro.

Il cambio di passo è nel metodo. I percorsi formativi non sono definiti in modo astratto, ma costruiti su un’analisi articolata dei fabbisogni: dall’indagine commissionata a Noto Sondaggi, ai dati Excelsior sulle assunzioni, fino ai risultati delle precedenti edizioni dei bandi regionali e al confronto con le associazioni d’impresa. È qui che si gioca la credibilità dell’intervento: non più formazione “offerta”, ma formazione costruita sulla domanda reale. Alla base dell’avviso c’è un passaggio politico preciso: il protocollo d’intesa firmato a Palazzo d’Orléans tra la Regione, Confindustria Sicilia e Ance. Un accordo che sposta il baricentro della formazione professionale, agganciandola direttamente ai fabbisogni delle imprese. Non è un elemento accessorio, ma il punto di partenza dell’intero impianto.