Due piazze speculari, separate soltanto da un cordone di mezzi della polizia, unite da un fitto fuoco incrociato di accuse.
Nel giorno delle Idi di marzo, il rivale di Viktor Orban, Peter Magyar, ha lanciato la sua sfida per rovesciare il premier, accendendo - in un duello ravvicinato sotto il cielo terso di Budapest - una campagna elettorale già rovente a poche settimane dal voto del 12 aprile.
Migliaia di ungheresi, armati di bandiere, striscioni e slogan, si sono riversati nelle vie della capitale per celebrare la festa nazionale della rivoluzione anti-asburgica del 1848, animati da spinte opposte. I sostenitori del leader nazionalista - al potere da quattordici anni - pronti a spingerlo verso un quinto mandato consecutivo, faccia a faccia con i simpatizzanti del 41enne capo dell'opposizione, determinato a trasformare le legislative in un vero e proprio referendum sull'era Orban.
A rompere il ghiaccio è stato il primo ministro che, davanti alla folla radunata in piazza Kossuth e sotto lo sguardo della madre, ha sfoderato i suoi cavalli di battaglia preferiti: Bruxelles e Kiev. Tra le bandiere rosse, bianche e verdi che hanno colorato la 'marcia per la pace', Orban ha trasformato il comizio in una carica di orgoglio patriottico. "Alle elezioni del 12 aprile dobbiamo scegliere chi formerà il governo: io o Volodymyr Zelensky. Mi offro con la dovuta modestia", ha ironizzato, accusando l'opposizione di ingerenze straniere. Poi l'affondo - ormai diventato un'abitudine quotidiana - contro l'Europa, rea di voler "sostituire" il suo governo perché non consegnerà "le chiavi della cassaforte" per sostenere l'Ucraina.






