Tomaso Montanari ha risposto all'articolo pubblicato ieri, mercoledì 18 marzo, su Liberoquotidiano.it. Articolo in cui si raccontava l'ultima prodezza dell'esimio rettore, ossia il contenuto di una storia postata su Instagram. Il rettore dell'Università degli stranieri di Siena aveva infatti pubblicato una foto che ritraeva una scritta su un muro: "Sogno una rissa con La Russa". Tradotto: Montanari sognava di menarsi con la seconda carica dello Stato. Ed ecco che lo storico dell'artico con il tarlo del fascismo ha ricondiviso il titolo del nostro articolo. Ma ribaltato. A testa in giù. Tutto torna...
A corredo, la seguente intemerata: "Io sono certamente troppo ingenuo (inadatto, inizio a temere), se penso ci sia spazio per ironia, autoironia, gusto dei giochi di parole e onestà intellettuale. Così per aver incluso nelle mie storie di Instagram, senza alcun commento e per qualche minuto, la fotografia di una scritta su un muro (quello scritte sui muri che amo tanto, con Gianni Rodari e Armando Petrucci..) mi trovo ora accusato di violenza: dal Presidente della Camera giù fino ai fogli fascisti, passando dal Corriere della sera, eterno scendiletto del potere, specie quando il potere è di destra. Di violenza! Chiunque abbia letto solo una pagina di un mio libro, o legge ciò che scrivo ogni settimana sul Fatto, sul Venerdì, o ogni mese su quel noto foglio eversivo (ironia, mi raccomando) che è… Vita pastorale, sa chi sono e cosa penso, e quanto sia lontano da ogni violenza. Io accusato di violenza da chi ha vissuto una vita tra reduci di Salò e stragisti neri! Da chi dell’odio verso ogni diversità ha fatto professione e profitto".








