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Il fondatore M5s tace dopo la condanna a otto anni del figlio Ciro e lo sfogo virale contro i magistrati
Da Joker della politica italiana a triste e solitario. Di Beppe Grillo non c'è più traccia. Sparito dai radar. Silente. Si è inabissato l'Elevato e fondatore del M5S. Nessuna presa di posizione sulla riforma della giustizia. Un tempo sarebbe stato protagonista nella contesa di questa partita. E probabilmente decisivo un suo Vaffa o ai magistrati o al governo. In estrema sintesi, fare Beppe Grillo.
C'è chi lo racconta nella sua casa di Marina di Bibbona, infelice e rassegnato, pronto a riemergere per rimarcare un concetto che dalle parti del Movimento di Giuseppe Conte non hanno ancora chiaro: il simbolo dei Cinquestelle è suo. Dice un ex sottosegretario del primo esecutivo dell'avvocato popolo: «Beppe aspetta al varco Conte. È convinto che sia suo il simbolo. Ha già tutto pronto per ricorrere al tribunale». C'è invece chi lo descrive per sempre fuori dal gioco della politica, perché non può essere tutto come prima e perché la stagione del Movimento che avrebbe dovuto aprire il Parlamento come una scatola di tonno è andata in prescrizione.






