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Lo riconoscete nei supermercati mentre spinge il carrello, dentro il quale la moglie fa cadere con assoluta precisione, senza neppure voltarsi, il pacco di pannolini e di omogenizzati
Il padre è la storia. Togli il padre dalla famiglia, elimini le radici. Comunque si può vivere, male, anche senza radici e senza quell'educazione che fa riferimento a una tradizione o, più semplicemente, a una vicenda famigliare. È quello che accade oggi. Possiamo essere felici che sia sparita la deprecata figura del padre padrone, ma non è stata sostituita con niente - diciamo - di più moderno. I padri navigano a vista, mentre vedono molto bene la madre che comanda, naturalmente in senso buono. La donna ha raggiunto posizioni con sempre maggiori responsabilità nella società, e giustamente con competenza e disinvoltura dice la sua nell'educazione dei figli, dimenticando, troppo spesso, che c'è anche un padre che può svolgere un ruolo molto importante nella loro formazione. Chiediamoci se sia l'educazione paterna alla base di quel patriarcato che oggi è sul banco degli imputati quando s'intendono spiegare le violenze sulle donne, i femminicidi. L'educazione materna è sempre molto protettiva, tende a far risparmiare ai figli i conflitti con il mondo che sta fuori di casa, cioè che sta fuori dal suo dominio. Senza scomodare la psicoanalisi, sappiamo che è il padre a portare i figli nel mondo, a farli vivere le sue tensioni, a mostrare i segni della sconfitta, a metterli nelle condizioni di accettare il dolore dell'abbandono. Naturalmente ci vuole un padre che abbia la consapevolezza del suo ruolo, la voglia di svolgerlo, la possibilità di fare il padre. Ma non basta la consapevolezza e la voglia: soltanto la moglie - madre può dargli la possibilità di avere un suo proprio spazio per educare i figli: diversamente, quello spazio non riuscirà mai ad averlo senza il consenso della madre.






