Si avvicinano i giorni del voto per il referendum sulla riforma della giustizia ed il dibattito televisivo è più vivo che mai. Alessandro Sallusti, ospite da Giovanni Floris a DiMartedì, programma di approfondimento e attualità di La7, espone le ragioni del Si in previsione dell’apertura delle urne del 22 e 23 marzo.

Sallusti, usando l’esempio del rimpatrio di Almasri, ma anche di altre vicende italiane che riguardano i giudici, critica il sistema delle correnti nella magistratura, sostenendo che le nomine non avvengano su base meritocratica. Queste le sue parole: “A parte che il fetentone (Almasri, ndr) è in carcere nel suo Paese, c'era un mandato di estradizione e la Libia aveva detto datecelo a noi, che è nostro, lo mettiamo in carcere noi. Non è esattamente vero che degli spacciatori o degli stupratori vengano messi in libertà, nel senso che vengono tirati fuori e portati via dal centro di accoglienza in Albania o cose di questo genere, perché oggi le nomine della magistratura vengono fatte più su base ideologica e politica attraverso le correnti che non per merito e quindi questa ideologia poi arriva nelle aule e produce degli effetti concreti”.

UN FILO DI BUFALE CHE VA DA TEHERAN AL REFERENDUM