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18 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:20
I fenomeni sono tornati salmonari. Un pomeriggio di pioggia a Lisbona ha restituito alla realtà il Bodo Glimt, passato dal 3-0 ottenuto in Norvegia contro lo Sporting nell’andata degli ottavi di Champions allo 0-5 incassato nei tempi supplementari allo stadio Alvalade. È importante citare in questa storia anche gli impianti di gioco: quello del Bodo è in sintetico e si è rivelato in questi anni di vetrina europea un sicuro alleato della squadra guidata dal cinquantasettenne Kjetil Knutsen. Uno che, alla faccia dell’aplomb scandinavo, è sempre agitato in panchina e quando le cose non gli garbano, protesta in modo anche plateale.
Lo Sporting ha svelato che il Bodo è una buona squadra, ma non è sicuramente l’Ajax dei bei tempi ai quali è stato accostato. Ha anche spiegato all’Inter come va affrontato un gruppo nel quale la forza è il collettivo e che in trasferta sceglie in modo scientifico di chiudersi e di ripartire in contropiede. Lo Sporting ha avuto pazienza. Ha trovato il primo gol (Gonçalo Inacio) al 34’, ha raddoppiato al 61’ con Gonçalves, ha pareggiato i conti dell’andata con il 3-0 su rigore di Suarez al 78’ e ha timbrato la qualificazione ai quarti con il poker di Maxi Araujo all’inizio dei supplementari, per poi chiudere la pratica in bellezza con Rafa Nel al 121’. Una rimonta epica, che ha riportato lo Sporting all’impresa compiuta 62 anni fa, quando ribaltò il Manchester United nei quarti di Coppa delle Coppe: 1-4 all’Old Trafford, 5-0 al ritorno. Lo Sporting avrebbe poi vinto il trofeo, nella finale replay dopo il 3-3 con il MTK Budapest il 15 maggio 1964. Due giorni dopo, nella ripetizione ad Anversa, 1-0 definitivo dei portoghesi.









