Blake Fielder-Civil, ex marito di Amy Winehouse, è tornato a parlare dopo tempo della grande artista morta il 23 luglio 2011 a Londra, a soli 27 anni, per una intossicazione etilica accidentale. Fielder-Civil ha ammesso di aver introdotto la cantante all’eroina, ma ha affermato che sono diventati tossicodipendenti insieme e che lei aveva piena autonomia decisionale.

Quando Amy Winehouse è sprofondata nella tossicodipendenza e nell’alcolismo, i media ma anche i genitori dell’artista, avevano puntato il dito contro un unico colpevole, a loro dire: Blake Fielder-Civil. Dopo la morte di Winehouse, Fielder-Civil è rimasto in gran parte lontano dai riflettori, salvo poi apparire oggi in una nuova intervista al podcast We Need to Talk, andato online martedì 17 marzo, per la prima volta dopo anni, in cui pha arlato apertamente della sua turbolenta, ma affettuosa relazione con Winehouse e spiega perché ritiene di non dover essere ritenuto responsabile della sua morte.

“La mia posizione attuale è che so che molte persone, soprattutto chi leggeva i media 20 anni fa, – ha spiegato – penserebbero che la morte di Amy sia una mia responsabilità. Come ho sempre detto, non mi sottraggo mai alle mie responsabilità. Se ho fatto qualcosa, me ne assumo la responsabilità. Ho fatto pace con il fatto di aver avuto un ruolo nella sua morte”.