ROMA - «Mi guardava insistentemente e mi sorrideva, cercando il mio sguardo mentre fingevo di usare il cellulare». Sulla banchina della metro per giorni lo ha cercato e per giorni lo ha molestato, sfruttando in almeno sei episodi la calca dell'ora di punta, i vagoni pieni, la minore età della sua preda. Per giorni lo ha spinto contro le porte dei treni, dando le spalle agli altri passeggeri e coprendo, con il suo corpo, quello della vittima evitando così di essere visto. E lo ha toccato, ripetutamente e insistentemente, fino a che non è stato arrestato per violenza sessuale.
Si tratta di un italiano, 60 anni, con famiglia e figli che ogni mattina, da impiegato statale, raggiungeva il centro dalla periferia di Roma con la metropolitana. Un uomo come tanti, mischiato fra i tanti, dalla fisionomia comune, robusto, alto, che senza dire una parola mai e senza conoscere la vittima, l'ha scelto fra tanti ragazzini che come lui, ma per esigenze scolastiche, salivano su quello stesso treno.
«Si è vero», ha ammesso l'indagato nel corso dell'interrogatorio di convalida, ammettendo quello che già la vittima a soli 16 anni aveva denunciato. Parole comprovate da video e dall'attività dei carabinieri della Compagnia Roma Centro che, raccolta la querela, avevano disposto un servizio di osservazione che ha poi portato all'arresto in flagranza dell'uomo.







