All’Arena Civica di Milano, tra le piste di tartan e gli allenamenti di atletica leggera del pomeriggio, c’è un gruppo di bambini che corre, salta e gioca insieme. Il gruppo è compatto, affiatato. Al suo interno partecipano bambini neurotipici e bambini con disturbi del neurosviluppo.È proprio questa l’idea da cui parte il progetto: allenarsi insieme, nello stesso gruppo.Succede all’Atletica Meneghina, una delle principali società di atletica leggera della città, che dal 2018 porta avanti Atletica Assieme, un progetto pensato per permettere a bambini e ragazzi neurodivergenti (o neurodiversi, come precisato dalle ideatrici) di praticare atletica insieme ai coetanei, dentro gli stessi gruppi di allenamento e negli stessi spazi sportivi.L’obiettivo, quindi, non è costruire percorsi separati o ambienti protetti, ma fare qualcosa di più semplice e allo stesso tempo più radicale: creare le condizioni perché l’integrazione avvenga naturalmente all’interno del gruppo.Lo sport come ambiente che cambia le relazioniIl progetto è coordinato dalla psicologa Beatrice Zuffi, che all’interno di Atletica Meneghina guida un’équipe di giovani psicologi e psicologhe chiamati psicoistruttori. Durante gli allenamenti affiancano gli istruttori e facilitano le dinamiche relazionali tra i ragazzi.Il metodo nasce proprio dal lavoro sviluppato da Zuffi all’interno della società sportiva: un approccio analitico-sistemico che punta a favorire l’integrazione nel gruppo, intervenendo non solo sulle difficoltà individuali ma anche sul contesto relazionale in cui i ragazzi si muovono.L’approccio parte da una convinzione precisa: le difficoltà di comunicazione non sono mai unilaterali. Secondo l’impostazione del progetto, l'evitamento sociale – spesso associata all’autismo – non è necessariamente una caratteristica della persona. Può dipendere anche dall’ambiente in cui avviene la relazione.Per questo il lavoro non punta a “correggere” il bambino, ma a costruire un contesto in cui l’integrazione possa avvenire naturalmente.Gli allenamenti si svolgono nei gruppi ordinari della società sportiva, organizzati per età e non per diagnosi. Gli psicoistruttori affiancano gli allenatori durante le attività, aiutano a interpretare comportamenti che possono risultare difficili da decifrare e favoriscono l’integrazione all’interno del gruppo di allenamento.Nel tempo, raccontano i responsabili del progetto, questo approccio ha permesso a molti bambini, che inizialmente faticavano anche solo a entrare nel campo sportivo, di partecipare alle attività e costruire relazioni con i compagni.Un progetto nato molto prima delle Paralimpiadi“Da sempre crediamo in uno sport che sia prima di tutto integrazione, relazione e crescita personale”, spiega Stefania Morandi, vicepresidente di Atletica Meneghina. "Ora con Play sport with me – continua Morandi – rafforziamo un percorso iniziato nel 2018 con Atletica Assieme: un modello in cui bambini e ragazzi, con e senza disabilità cognitivo-relazionali, si allenano insieme, imparano insieme e crescono insieme. L’obiettivo è costruire una comunità sportiva in cui ogni bambino possa sentirsi accolto, valorizzato e parte di qualcosa”.Quest’anno l’iniziativa ha ottenuto anche il supporto di Visa, partner tecnologico dei pagamenti dei Giochi olimpici e paralimpici di Milano Cortina 2026. L’azienda ha sostenuto il programma con Play sport with me, nato in occasione delle Paralimpiadi italiane per rafforzare un percorso già avviato dalla società sportiva milanese.Oggi il progetto coinvolge circa 60 bambini e ragazzi, ma l’obiettivo è di arrivare a 100 partecipanti nei prossimi anni.“La collaborazione con Visa ci ha permesso di ampliare concretamente questo percorso, formando nuove figure qualificate e offrendo opportunità a un numero sempre maggiore di famiglie”, aggiunge Morandi. Il contributo ha riguardato anche il sostegno economico ad alcune famiglie che non dispongono delle risorse necessarie per sostenere i costi dell’attività sportiva.“Con Play sport with me volevamo dare risonanza a uno dei messaggi principali del movimento olimpico e paralimpico: lo sport come strumento capace di unire e abbattere le barriere”, ha spiegato Stefano Stoppani, country manager Italia di Visa.Un laboratorio socialeGli allenamenti si svolgono tra l’Arena Civica “Gianni Brera” e il Centro sportivo Giuriati, due luoghi storici dello sport milanese. L’atletica si presta particolarmente bene a questo tipo di esperienza. È uno sport individuale ma spesso praticato in gruppo, dove allenamenti, fatica e progressi vengono condivisi.Secondo diverse ricerche citate dal progetto, lo sviluppo degli schemi motori e della coordinazione può avere effetti positivi anche su altre abilità, dalle competenze sociali a quelle scolastiche.Ma la scommessa di Atletica Assieme è un’altra: dimostrare che, quando cambia il contesto, cambiano anche le relazioni. E che un campo di atletica può diventare molto più di un luogo dove correre. Può diventare uno spazio dove imparare a stare insieme.