CORTINA - Il primo amore di Giuseppe Romele è stato il nuoto: “Sognavo di partecipare alle Paralimpiadi di Rio 2016, la Federazione mi preferì un altro atleta. Pazienza, sono ripartito da quel no”. Nell'inverno del 2017, spinto dal suo allenatore, approda sulla neve: “Proviamo con lo sci di fondo”. All’ultimo giorno di gara il camuno Romele, 34 anni di Pisogne, è riuscito a salire sul podio nella 20 km di fondo, categoria sitting. “Una fatica indecente, per conquistare un bronzo che vale più di un oro. Partendo per ultimo è stata un'agonia. Me la sono giocata fino all'ultimo”.

Lo sport, una seconda vita, come per tanti, per tutti gli atleti paralimpici.

“Sicuramente è così. Sono affetto da un'ipoplasia femorale bilaterale, ossia il mancato sviluppo dell’osso lungo della gamba, ci sono nato. Ma sono sempre stato pieno di energie già da piccolo. Mi sono avvicinato al mondo del dello sport paralimpico in terza media grazie alla Polisportiva disabili Valcamonica. Ho praticato nuoto dal 2006 fino al 2016. Nel 2017 sono passato alla handbike, ho partecipato alla maratona di Berlino nel 2018 e nel 2019. Nel periodo invernale, sempre nel 2017, ho iniziato a praticare anche lo sci nordico grazie al mio compagno di club Christian Toninelli. E sono arrivato fino al bronzo olimpico a Pechino 2022 e ai due ori mondiali”.