Il maggiore John A.

Klinner, 33enne originario dell'Alabama, era padre di tre bambini piccoli, ed era da pochi giorni stato dispiegato in Iraq, proprio nell'ambito del potenziamento militare Usa nella regione per la guerra con l'Iran. Di lui oggi i media americani pubblicano la foto sorridente e con i suoi gemellini in braccio. Il suo nome è tra i sei che il Pentagono ha diffuso rendendo note le identità degli aviatori rimasti uccisi giovedì quando un aereo cisterna KC-135 Stratotanker della Us Air Force si è schiantato nell'Iraq occidentale.

I sei militari avevano tra i 28 e i 38 anni e, come spesso accade in questi casi, le loro biografie e le loro storie sembrano tracciare un ideale mappa degli Stati Uniti, raccontando quell'America dal sorriso smagliante "da un milione di dollari" che può portare lontano, come tutti dicevano di Tyler H. Simmons di 28 anni dell'Ohio. Sua madre non avrebbe voluto per lui la carriera militare, forse perchè temeva davvero quel momento, ieri, quando due persone in uniforme hanno bussato alla sua porta a Columbus per comunicare la notizia. La capitano Ariana G Savino di anni ne aveva 31 e veniva dallo Stato di Washington. Era di stanza in Florida ma Epic Fury non era la sua prima missione, di 'round' ne aveva fatti altri, fin dal 2020, e spesso in Medio Oriente: un percorso che le era valso anche due medaglie. L'altra donna fra le sei vittime è la sergente Ashley B. Pruitt di 34 anni, di Bardstown in Kentucky, la seconda persona proveniente da questo stato che ha perso la vita nella guerra all'Iran lanciata il 28 febbraio: il giorno dopo l'inizio dell'operazione, il primo marzo, il sergente Benjamin N. Pennington di 26 anni, di Glendale in Kentucky è morto dopo essere rimasto ferito in un attacco iraniano alla base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita.