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13 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:58
Tre ex prefetti di Venezia, che finirono sotto inchiesta per vicende legate ai centri di accoglienza dei richiedenti asilo, hanno preso posizione a favore della riforma Nordio per la separazione delle carriere. Lo hanno fatto con una lettera pubblicata in prima pagina dal quotidiano veneto Il Gazzettino prendendo spunto dai processi che li hanno visti assolti. In due casi vennero scagionati dalle accuse già in primo grado, nel terzo caso in appello per una condanna riguardante un episodio minore. Il riferimento al legame da sciogliere tra pubblici ministeri e giudici per garantire l’imparzialità non sembra, quindi, trovare una aderenza specifica con l’iter giudiziario dei tre prefetti, che sembrano prendersela soprattutto con l’avvio dell’azione penale e con la durata dei procedimenti, due argomenti che però non sono nemmeno scalfiti dalla riforma costituzionale.
A scrivere sono Domenico Cuttaia, Carlo Boffi e Vittorio Zappalorto. “Noi abbiamo vissuto, anzi sofferto, l’esperienza di processi che si sono conclusi con pronunce che hanno cancellato immotivate incriminazioni basate su fatti manifestamente insussistenti. Le nostre vicende processuali sono comuni a quelle di tanti altri cittadini, i quali si sono dovuti difendere da imputazioni non suffragate da elementi probanti e particolarmente lesive della loro dignità personale, affrontando processi che si sono conclusi spesso dopo alcuni anni”. L’argomentazione riguarda i pm, non i giudici. Infatti Cuttaia, Boffi e Zappalorto ammettono che i pubblici accusatori “hanno valutato fatti, circostanze, documentazioni, dichiarazioni testimoniali, situazioni varie, con chiarezza di idee e in posizione di terzietà. Di ciò occorre dare atto”. In una parola, non hanno subito condizionamenti.






