A chi sono in mano da venerdì sera, quando la loro mamma è stata cacciata dalla casa comunità, i tre figli piccoli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion? È quello che proverà a capire Marina Terragni, che oggi è attesa in Abruzzo. La Garante per l’infanzia venerdì aveva scritto al Tribunale dell’Aquila pregandolo di non separare i bambini dalla madre, spiegando - come sostenuto da tutti i più importanti psicologi che si sono espressi sulla penosa vicenda- che per loro sarebbe stato un trauma nel trauma, un colpo da ko. È stata ignorata, come è stata ignorata la sua richiesta di fare visita ai bambini accompagnata da uno staff di medici e psichiatri di primo livello che la aiutassero a capire le reali condizioni dei tre minori.
La Garante può venire, ma gli esperti no, ha sentenziato il tribunale, motivando il diniego con «i comprensibili effetti che ulteriori invadenze potrebbero avere sull’equilibrio emotivo dei minori». Stravagante argomentazione: i bambini sono stati strapazzati per quattro mesi, sono passati da un bosco a una gabbia, hanno tolto loro prima il padre e poi la madre, saranno sottoposti a quattro mesi di perizia psichiatrica, ma guai se viene a trovarli il Garante dell’infanzia con uno staff di prima qualità. Vien da pensare male anche se si hanno le migliori intenzioni.









