Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 15:36

Contro il Rakow non ci sarà. Ma alla fine, che sia in campo o meno, di lui si parla sempre. Moise Kean è un po’ lo specchio di questa Fiorentina zoppicante. Lui, che, zoppicante pure ma in senso non metaforico del termine, spera di poter rientrare per la partita di lunedì sera in casa della Cremonese. Contro cui la sua squadra si gioca praticamente una stagione.

Il punto è però un altro. In un periodo evidentemente storto per tutto il gruppo, l’anno che avrebbe dovuto essere della consacrazione definitiva per la punta certamente non è stato positivo. 8 gol segnati in campionato, uno solo in Conference: nonostante un ricco prolungamento firmato pochi mesi fa fino al 2029, il giocatore di fatto non è riuscito a risollevare la squadra dal vortice in cui è entrata e che ha evidenziato più di un problema all’interno dello spogliatoio. Colpa di Kean? Assolutamente no. Ma quando le cose non funzionano, i leader devono provare a emergere. E dal bomber quasi principe dello scorso campionato (19 gol, secondo solo a Retegui dell’Atalanta con 25), ci si sarebbe sicuramente aspettati qualcosa di più.

Detto questo, a 26 anni, nel pieno della maturazione calcistica, qualche scivolone ci può stare. Lo sanno tutti. E lo sa anche Max Allegri, che nel suo Milan ha ampiamente dimostrato di saper dare fiducia a tutti. Anche quando la fiducia di tutti viene meno: chiedere a Estupinan per conferma. Ecco. Al Milan un attaccante serve. Serviva già a gennaio, tanto che si è corsi ai ripari con Füllkrug (visto anche l’infortunio di Gimenez che, di fatto, dalla sua crisi personale non è riuscito davvero a tirarsi fuori): una soluzione certamente tampone, vista l’età. Magari futuribile ma per poche stagioni. Non come Kean, insomma.