Columbus Circle, cuore di Manhattan. Vista sull’ala nobile di Central Park. Qui sorge il Deutsche Bank Center, un tempo Time Warner Center. Complessi residenziali da centinaia di milioni di dollari. Possedere una casa lì «equivaleva a spendere quasi mille dollari al giorno, ogni giorno, per seicento anni. Il che dimostrava quanto fosse sbagliato il mondo». Un profondo senso diffuso di ingiustizia anima le pagine de Il turno di notte, un rovente romanzo dello scrittore e sceneggiatore Chris Pavone. Uno che si è fatto conoscere come giallista e che qui ci regala un formidabile affresco realistico sull’America di oggi.
La ballata della meglio gioventù che si perse nella Roma criminale
di Michela Ponzani
11 Novembre 2025
Un senso di ingiustizia che è condiviso da tutti gli abitanti del prestigioso condominio Bohemia, nel cuore della New York che conta. Dove un tempo abitavano John e Yoko e ora imperversano faccendieri di oscure faccende e arricchiti dai torbidi affari. Con una non trascurabile differenza: ci sono coloro che soffrono dell’ingiustizia sociale, e quelli che, invece, se ne compiacciono e ci sguazzano. Fra i primi ci sono gli ultimi artisti, un tempo star delle élite radicali e ora, ancorché ricchi, non abbastanza ricchi da tenere il passo delle new entry: come Julian, un cinquantenne gentile e per bene, portavoce del buon tempo andato. Forse l’ultimo rimasto in quello spicchio di America dorata. Julian, in perenne crisi: lui che amava la Desolation Row, via della Povertà, di Bob Dylan, e si ritrova a Billionaire Row, via dei Miliardari.






