Malcom Pagani

Una volta c’era da sostituire Raffaella Carrà. Avevano rifiutato tutti. Enrica era la decima della lista. Accettò. Tremano gli inadeguati, si offendono soltanto gli stupidi. “Non preoccuparti, andrà tutto malissimo”, le sibilò Gianni Boncompagni

di Malcom Pagani

Puoi chiamarla sfortuna, ma è una carezza che non consola. Puoi chiamarla battaglia, ma l’unica arma che conosci è la penna. Dov’eri? Chi eri? Che cosa hai fatto in tutti questi anni? Quando la giovinezza non costringeva alla contabilità, le ore di Enrica Bonaccorti erano senza clessidra. Trascorreva i pomeriggi nei teatrini di avanguardia. Ascoltava le battute e le faceva sue. Aspettava che sorte e destino convergessero e poi quando si creava l’occasione e l’emergenza si trasformava in necessità balzava in piedi: “Dobbiamo sostituire l’attrice all’improvviso, mancano due giorni al debutto”. Lei alzava la mano: “Prendete me, so tutte le battute a memoria”. Andava in scena. In cartellone oggi c’è la sua malattia, ma Enrica rifiuta di lasciarle il palcoscenico. Il tempo lo apprezzi soprattutto quando manca. È ancora suo ed è la cosa più preziosa che ha. Non è questione di cellule, ma di non vivere a metà con i curiosi sull’uscio e la pietà da domare in fondo a certi sguardi. Non la vuole, non la cerca, non la desidera. Può dare finalmente ragione a sua madre: sosteneva che Enrica mancasse di ambizione. Ecco, Titta, avevi ragione. Tua figlia non ambisce. Non ambisce a raccontare la sofferenza, non ambisce a diventare Nicholas Ray, non ambisce a documentare minuto per minuto un temporale che, dice, costringe tanta gente come lei ad aprire l’ombrello. Non si sente speciale, non vuole diventarlo, non ha mai voluto esserlo. A un certo punto, non si sa come, arrivò nelle nostre vite. Apparve da uno schermo, da un altro pianeta, da un luogo in cui si comunicava attraverso codici che non si era sforzata di imparare. C’era da sostituire Raffaella Carrà. Cani, gatti, fagioli, talento. Avevano rifiutato tutti. Enrica era la decima della lista. Accettò. Tremano gli inadeguati, si offendono soltanto gli stupidi. “Non preoccuparti, andrà tutto malissimo”, le sibilò Gianni Boncompagni alla vigilia di Pronto, chi gioca?.