Che fine ha fatto Harvey Weinstein? Mentre l'opinione pubblica globale è concentrata sugli strascichi lasciati da un altro mogul finito nello scandalo, Jeffrey Epstein, il mondo sembra essersi dimenticato di un uomo che, per il suo insaziabile e pericoloso appetito sessuale e per le sue delicatissime connessioni col potere, ha a sua volta dominato per anni i titoli dei giornali. Un tempo produttore cinematografico tra i più influenti, autodefinitosi “sceriffo di Hollywood”, Weinstein oggi ha quasi 74 anni e passerà probabilmente il resto della sua vita in prigione.Nel 2017 alcuni articoli di New York Times e New Yorker hanno scoperchiato anni e anni di abusi, violenze, ricatti sessuali che il magnate imponeva a tantissime attrici e professioniste del cinema, anche vicinissime al suo entourage. Dopo la denuncia di oltre cento donne e che tre diverse giurie l'hanno trovato colpevole, Weinstein è stato condannato a 23 anni di reclusione nel 2020, sentenza ridotta a 16 anni per via di ricorsi ed errori giudiziari. Attualmente si trova a Rikers Island, isoletta al largo di New York, in un carcere particolarmente noto per la pericolosità dei suoi inmate ma anche per la durezza delle condizioni di detenzione.Nonostante le numerosissime richieste (lui stesso cita Oprah Winfrey), dopo sei anni di silenzio ha deciso di rilasciare un'intervista esclusiva di un'ora, anche in formato video, al magazine The Hollywood Reporter, specializzato nelle notizie da insider di Hollywood. A gestirla il direttore Maer Roshan, che con l'intervistato aveva lavorato alla fine degli anni Novanta, quando Weinstein aveva fondato il mensile di spettacolo e costume Talk, affidato all'ex direttrice di Vanity Fair e New Yorker Tina Brown. Roshan racconta di un uomo grigio, pallido e smagrito, segnato da numerose malattie (cancro al midollo, diabete, problemi cardiaci, …), ma che ancora fatica a mostrare segni di contrizione. Mentre tutti lo dipingono come un mostro, lui ancora si ritiene una vittima, oltre a sperare di essere prosciolto: “Mi dichiareranno innocente, lo giuro”, dice in riferimento a un ennesimo procedimento in partenza il prossimo aprile.La vita di Weinstein in carcere si svolge, sia per problemi di salute sia per motivi di sicurezza, in isolamento per circa 23 ore al giorno ("È troppo pericoloso stare in mezzo alla gente, gli altri detenuti vanno in cortile. Ma ogni volta che esco anche io mi sento sotto assedio", tra richieste di denaro e raccomandazioni). Passa il tempo coi libri ("Ho sempre amato leggere e non c'è molto altro da fare qui", dice), a conversare con le infermiere o con le guardie carcerarie e a fare brevi telefonate ai pochi conoscenti che ancora gli rivolgono la parola. E nonostante prima di entrare in carcere abbia assunto un prison consultant ("Mi ha solo aiutato a navigare il sistema, tutte le piccole regole non scritte, cosa fare e non fare… E mi ha salvato la vita"), continua a richiedere di essere trasferito a Bellevue, ospedale carcerario newyorchese dalle condizioni più clementi.Oltre a parlare del suo stile di vita e della sua continua attenzione - anche se a distanza - sul mondo del cinema ("Gli Oscar se li contendono Paul Thomas Anderson e Ryan Coogler… l'Academy potrebbe fare un parimerito"), Weinstein non sembra aver fatto grandissimi passi in avanti rispetto allo scandalo che i suoi comportamenti hanno scatenato, portando addirittura alla nascita del movimento #MeToo, che ha segnato la caduta di molti altri uomini di potere abusivi oltre a lui: “Ci ho provato senza successo con alcune di queste donne? Ho calcato troppo la mano? Sì. Sono stato insistente e troppo seduttivo? Sì a tutto”, ammette parzialmente parlando con Roshan: “Ma ho mai abusato sessualmente di una donna? No. Non l'ho mai fatto”.Contravvenendo a qualsiasi manuale di gestione delle crisi, Harvey Weinstein insiste nel ribaltare la responsabilità sulle donne che hanno denunciato: “Alcune sapevano ciò a cui andavano incontro. Forse poi si sono sentite male e pentite. Forse hanno visto l'opportunità di un risarcimento. Ma non tutte loro erano così ingenue come hanno voluto fingere”, ha detto nel corso dell'intervista. Ciò riguarda anche le star più famose che l'hanno attaccato pubblicamente: “Dirò solo che Rosanna Arquette, Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie hanno semplicemente esagerato. Volevano far parte del club. E poi mi hanno distrutto”. Ne ha anche per altri personaggi che hanno preso le distanze, come il regista Peter Jackson, che a un certo punto dichiarò di non aver potuto scritturare attrici come Ashley Judd o Mira Sorvino su preciso veto di Weinstein: “È il peggiore. Per lui è una questione personale. Ce l'ha ancora per ciò che è successo tra Miramix e Il Signore degli anelli” (la Miramax di Weinstein, allora parte di Disney, aveva acquisito i diritti di Tolkien ma bloccò per divergenze creative e di budget il progetto di Jackson, che poi finì a New Line/Warner Bros.).Harvey Weinstein tenta timide parole di scusa (“Mi scuso con quelle donne. Mi dispiace. Non avrei dovuto stare con loro in prima battuto. Le ho tratte in inganno”) e si pente di un suo generale atteggiamento collerico e vendicativo con cui ha dominato Hollywood per decenni: “Ho oltrepassato i limiti, di sicuro. Posso essere un terribile bullo. Ho usato il potere in modo arrogante. Sono stato invadente e insistente, e mi sento in modo terribile”. Ma, ancora una volta, non riesce a non definirsi vittima di un sistema che l'ha abbandonato: “Ho fatto guadagnare miliardi e miliardi a Disney e loro mi danno 60mila dollari di pensione all'anno. E la mia ex moglie Eve ne prende la metà”, si lamenta a un certo punto dell'intervista con l'Hollywood Reporter.E non può mancare l'inevitabile discorso sullacancel culture: “Questa cultura è folle. È maccartismo. Vorrei che Jeffrey Katzenberg [ceo di Dreamworks, ndr] rispondesse alle mie chiamate. Vorrei che Ted Sarandos [co-ceo di Netflix, ndr] facesse lo stesso. Così come Bradley Cooper”, continua: “Mi mancano queste persone, e non solo per questioni di affari, c'è molto di più. Ma io sono 'cancellite' [cancel-itis, in originale]. Tossico. Mi rispondi e vieni subito cancellato”. Se da anni ci si aspettava un'intervista che gettasse nuova luce su una figura tragicamente epocale come quella di Harvey Weinstein, questa di certo non ha smosso quasi nulla del suo vecchio io. Il vecchio leone ruggisce ancora con qualche prepotenza, ma ora la fa in gabbia.