La battaglia per la parità di genere si combatte un brevetto alla volta. Sono sempre di più le inventrici italiane: la presenza di donne nel Paese che brevettano nelle materie Stem, cioè il settore scientifico-tecnologico, è del 14,7%. Un punto percentuale in più rispetto alla media europea. È quanto emerge da uno studio dell’Ufficio europeo dei brevetti (Epo) pubblicato in vista della Giornata internazionale della donna, che colloca l’Italia al tredicesimo posto nella classifica europea per laureate nelle discipline Stem, il 39,3% del totale nel 2023. Sono infatti tre gli atenei italiani nei primi venti europei per coinvolgimento femminile nei brevetti del settore: a classificarsi sono il Politecnico di Torino, l’Università Statale di Milano e il Politecnico di Milano. Nel settore dell’ingegneria, addirittura, il PoliMi si qualifica sesto nel Vecchio Continente per brevetti depositati da donne nella fase post-dottorato.
A trainare l’innovazione c’è proprio il capoluogo lombardo: Milano è settima in Europa per numero di inventrici ed è l’unica città italiana tra le prime trenta per domande di brevetto presentate da donne. Il tasso è salito dal 16,1% (nel periodo 2013-2017) al 19,1% (2018-2022), ben 4,4 punti percentuali sopra la media nazionale. «Oggi nelle materie Stem la partecipazione femminile è per fortuna molto incentivata ed è un tema su cui viene posta attenzione: non posso dire che sia la normalità, ma non c’è più un grande divario tra i generi», racconta Paola Occhetta, ingegnera biomedica del Politecnico di Milano con due brevetti. Il primo lo ha depositato nel 2015 ed è il cuore della startup di cui è amministratrice delegata, BiomimX: «Sviluppiamo tecnologie che permettono, nelle fasi preliminari di sviluppo, di testare farmaci su modelli alternativi a quelli animali. Creiamo quindi dei dispositivi da usare in laboratorio per coltivare cellule e replicare le funzioni dei tessuti e degli organi umani». Sempre secondo il report Epo, il 17% delle startup italiane ha almeno una fondatrice donna. A livello europeo, tra le neoimprese che depositano brevetti solo il 10% include una donna (un rapporto di 1 a 9 rispetto ai colleghi uomini), percentuale che in Italia sale al 12,5. Anche se nella fase di espansione e di finanziamento avanzato, le società a guida femminile fanno fatica: «Se il gender gap in ambito accademico si è ridotto, nel mondo delle startup ho incontrato più difficoltà e c’è ancora della strada da fare», conferma Occhetta, «Anche se crescono le leadership al femminile, la maggior parte degli investitori e degli stakeholder sono uomini. Bisognerebbe promuovere ruoli femminili anche in quest’ambito, a livello di aiuti istituzionali o politiche di grandi aziende».






